lunedì 3 luglio 2017

PARTIRIPARTI - AMBURGO

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Amburgo promette battaglia. Da mesi si ripetono manifestazioni di protesta contro il G20, in calendario il 7 e l’8 luglio. Nella seconda città più popolosa della Germania stanno per arrivare i capi di Stato e di governo dei Paesi più industrializzati per confrontarsi sul tema “Dare forma a un mondo interconnesso”. E già le misure di sicurezza sono al massimo livello. Non solo per l’allarme terrorismo: nel Dna di questa metropoli, dove persino una famosa via si chiama “Grosse Freiheit” (Grossa Libertà), c’è un gene irriducibile di antagonismo sociale, erede della cultura punk che qui aveva messo radici negli anni Ottanta. Il quartiere St. Pauli, covo dei “pirati di Amburgo” (l’amatissima squadra di calcio St. Pauli Football Club), è un concentrato di anarchia, divertimento sfrenato, locali a luci rosse, insieme a progetti sociali per l’infanzia, gli immigrati e le fasce disagiate della popolazione.

Ma l’anima “contro” di St. Pauli è solo uno dei volti della Città Stato anseatica che deve la sua ricchezza ai commerci navali sviluppati nei secoli scorsi con l’America, tra spezie e caffè. Ne rimane il profumo della memoria tra le viette, i ponti e i canali dello “Speicherstadt”, la storica “città dei magazzini”, riconosciuta Patrimonio Unesco. Oggi quella ricchezza si è tradotta in investimenti finanziari, musei e gallerie d’arte di primaria importanza, avveniristici progetti di riqualificazione urbana. Una trasformazione che si coglie in un solo colpo d’occhio, salendo a 37 metri d’altezza per affacciarsi dalla Plaza, la terrazza panoramica dell’Elbphilharmonie, l’imponente auditorium progettato dallo studio di architettura Herzog & de Meuron: tra guglie gotiche e grattacieli, si osserva il nuovo quartiere di Hafen City e si capisce dove sta andando Amburgo. Una nuova nave di cristallo, con la prua protesa sull’Elba, sta salpando verso il largo.